Un progetto di donne, promotrici e beneficiarie del cambiamento

Tamara Littamè / Karibu Afrika ONLUS
Un progetto di donne, promotrici e beneficiarie del cambiamento

“Il mio nome è Esther Wambui e sono arrivata a Ngong (slum nella periferia di Nairobi) dopo una lite familiare: i parenti di mio marito, infatti, hanno disconosciuto il mio primo bambino perché figlio di un altro uomo e hanno distrutto la mia casa. Mio marito poi mi ha lasciata, dopo aver saputo che avevo contratto l’HIV, e con me, ha abbandonato anche i nostri tre figli. Da allora devo affrontare da sola molte sfide: pagare l’affitto, procurare cibo per me e i miei bambini, pagare le loro uniformi scolastiche, etc..
Nel 2010 sono arrivata a Jukumu Letu e da allora io e la mia famiglia siamo felici, perché ci hanno aiutato molto, fornendo a me un lavoro e prendendosi cura dei miei bambini.
Per il futuro... mi piacerebbe completare i miei studi e, chissà, magari diventare un’insegnante. Mi piacerebbe anche frequentare un corso di sartoria così da poter avviare un’attività tutta mia”.

La storia di Esther è molto simile a quella di Lucy, Mary, Grace, e di molte altre madri single che vivono nelle baraccopoli di Nairobi con i loro 3, 6 o anche 8 bambini, per i quali è necessario procurare non solo del cibo e una casa, ma anche un’educazione adeguata e una vita degna e felice.

Il 70% delle donne che vive nelle baraccopoli ha sperimentato più di una forma di discriminazione o abuso: l’alto tasso di disoccupazione e di criminalità, infatti, espongono le donne alla violenza fisica e psicologica maschile. Nelle baraccopoli, inoltre, 1 donna su 2 non ha un lavoro e nessuna entrata economica; 1 donna su 5 vive con meno di 2 euro al giorno.
Le madri single, come le donne rifugiate o sieropositive, appartengono alla fascia sociale più vulnerabile e discriminata, la fascia che più di altre necessita di empowerment attraverso l’educazione e la formazione professionale, per avviare una propria attività e saperla gestire. “Se frequenti un corso- racconta Mary - le competenze che acquisisci rimarranno nella tua testa molto più a lungo di una semplice donazione in denaro. Se qualcuno ti dà delle patate, hai bisogno di qualcun’altro che ti insegni come trasformare quelle patate in un’attività che generi dei guadagni, e come reinvestire parte di quei guadagni”.
Storie come quella di Esther ce ne sono molte in Kenya, ed è proprio per questo che Jukumu Letu, un asilo e centro di accoglienza per bambini orfani, lavora quotidianamente per l’empowerment femminile, per la costituzione e lo sviluppo di attività economiche destinate ai gruppi femminili più vulnerabili, per promuovere l’autodeterminazione delle donne, il loro riconoscimento come attori economici e sociali all’interno delle famiglie e delle comunità, la parità tra i sessi e per combattere la discriminazione nei confronti delle donne.

Karibu Afrika onlus ha pensato quindi di migliorare la qualità di vita delle donne che vivono nelle baraccopoli di Ngong, Mathare e Kibera mediante il sostegno di piccole attività imprenditoriali. Nasce così il progetto Tessere la parità, che prevede un percorso di formazione nell’ambito della sartoria per la creazione di prodotti tessili, e soprattutto al marketing, per ottenere profitto da quanto prodotto mettendo in atto le misure più opportune per “piazzare” i prodotti tessili sul mercato e favorirne la vendita e commercializzazione. Beneficiarie del progetto saranno 42 donne (30 donne formate sulle tecniche della sartoria e 12 del marketing), alla cui formazione seguirà parallelamente  l’attivazione di 3 laboratori tessili nelle 3 baraccopoli, funzionanti e in reciproca collaborazione.


Che cosa puoi fare tu?
Con una donazione a Karibu Afrika onlus contribuisci a migliorare la qualità di vita delle donne kenyane delle baraccopoli di Nairobi.


Con la tua donazione su ShinyNote, contribuirai alla formazione professionale al marketing di 12 donne provenienti dalle baraccopoli di Kibera, Mathare (Ngong) e Kayole di Nairobi, e a migliorare le loro capacità di vendita dei prodotti tessili realizzati nell’ambito del progetto.
Il costo totale del percorso di formazione per le 12 donne è di 2.500 euro.

Per maggiori informazioni, contattaci all’indirizzo e-mail karibuafrikaonlus@gmail.com o visita il nostro sito internet www.karibuafrika.it.

  • 04/04/2012 A cena con Karibu per il progetto Tessere la Parità

    Mentre le attività previste in Kenya nell’ambito del progetto Tessere la Parità, proseguono a gonfie vele, in Italia c’è fermento: come parlare del progetto e delle attività di Karibu Afrika alla cittadinanza padovana, in un clima piacevole in cui poter anche conversare, conoscersi e, perché no, dare un piccolo contributo?


    Da queste premesse ha preso vita il 5 marzo scorso “Banchettando verso Sud”, cena solidale nata da un’idea dell’associazione Karibu Afrika e resa possibile grazie alla disponibilità dell’Enotavola da Pino, Winebar, ristorante ed enoteca di Padova e il supporto di Paolo, Jacopo e Miranda in rappresentanza dell’associazione “INGHETTO”, nata nel 1996 allo scopo di promuovere culturalmente e commercialmente la zona Ghetto di Padova.
    L'evento, strutturato come un percorso culinario attraverso Veneto, Sicilia e Nord Africa, all'insegna  dell'incontro tra sapori e culture differenti, è stato il risultato di giorni di organizzazione intensa, consigli e preziose indicazioni dello chef Pino e del suo staff, composto da Francesco, Alberto e Gaetano, trasferte al supermercato e del contributo significativo di tutti i membri di Karibu Afrika, in particolare, Sara e Annalicia.
    L’aiuto più inaspettato è stato anche il più gradito….la panetteria ”Dal grano al pane” ha deliziato ed offerto ai nostri ospiti del pane fresco, l’agenzia immobiliare “Marte” e la lavanderia “Lavami” hanno permesso la preparazione dei manicaretti contribuendo ad una parte consistente della spesa.

    Ognuno, in base alle proprie possibilità, ha dato il suo piccolo grande contributo alla riuscita della cena, che ha riscosso un successo davvero inaspettato a livello di partecipazione.
    Per questi motivi Karibu Afrika ringrazia in particolare Pino e il suo staff, per la loro generosa disponibilità e l'entusiasmo con cui ci hanno aiutato e senza i quali non sarebbe stato possibile organizzare e gestire la serata, Paolo, Jacopo e Miranda per l’importante supporto.


    Il ringraziamento più grande va ai nostri graditi ospiti, che con la loro partecipazione alla cena contribuiranno concretamente al sostegno del progetto Tessere la parità a favore dei gruppi femminili più vulnerabili delle baraccopoli di Nairobi.

Abbracci ricevuti

  • Giulia Barbieri 29/02/2012 Giulia Barbieri

    Che bella Storia! Complimenti per il vostro impegno!

  • Laura Mantovani 08/03/2012 Laura Mantovani

    Un grande coraggio di una grande donna

  • Simone Fogliata 16/03/2012 Simone Fogliata

    I 52 euro che ho "donato" sono i soldi raccolti durante la serata a favore del progetto alla Mela di Newton dell'8 marzo. Forza Karibu :)

  • Giulia Comirato 04/04/2012 Giulia Comirato

    Grandi donne d'Africa! avessi la metà del loro coraggio...

Donazioni Denaro

  • Elena Ostanel 28/02/2012 Elena ha donato 20,00€
  • Paola Pederzoli 07/03/2012 Paola ha donato 50,00€
  • Simone Fogliata 16/03/2012 Simone ha donato 52,00€

Dettagli del progetto

Nome del progetto

Tessere la parità. Economia al femminile per una società alla pari

Beneficiari/o

42 donne a rischio di emarginazione sociale delle baraccopoli di Nairobi

Organizzazione/i non profit promotrice

Cooperativa ITAKA/ Karibu Afrika Onlus

Durata prevista

12 mesi

Area geografica di intervento

Kenya

Contesto

Il progetto coinvolge donne beneficiarie appartenenti a 3 comunità di Nairobi (Kenya): la baraccopoli di Kibera, la baraccopoli di Kayole, la baraccopoli dell’area periferica di Ngong. In Kenya le donne hanno limitato accesso alla politica (secondo dati UNIFEM solo il 9,4% dei seggi parlamentari è ricoperto da donne), all’economia (le donne posseggono solo il 4 % della terra, secondo dati SIGI - Social Institutions and Gender Index), alla salute ( il tasso di mortalità materna segnalato da Unicef è di 530 donne ogni 100.000 nati vivi), all’educazione (il 42% delle ragazze frequenta la scuola secondaria). Il 25 % delle bambine tra i 5 e i 14 anni è costretta a lavorare (dati Unicef 2009), la disparità tra i sessi è diffusa e radicata: il 54% dei giovani kenyani tra i 15 e i 19 anni ritiene legittimo che un marito picchi o maltratti la propria moglie (dati Unicef 2009). A Nairobi (3.580.000 abitanti, dai UN Habitat), circa 2 milioni di persone vivono nelle baraccopoli, dove la condizione delle donne è ulteriormente peggiore rispetto alla situazione generale del paese. In particolare l’intervento è rivolto a 3 categorie di donne ritenute particolarmente vulnerabili: single mothers, donne sieropositive, rifugiate. Secondo i dati UNFPA (United Nations Population Fund) il tasso di prevalenza di HIV/AIDS è del 6,7 % per le donne kenyane tra i 15 e i 49 anni (contro il 3,2 % degli uomini), una percentuale elevatissima, che aumenta vertiginosamente se si prendono in considerazione le donne che vivono nelle baraccopoli o in aree periferiche e marginali (nella baraccopoli di Kibera il 14% delle donne è sieropositiva). Secondo i dati dell’UNHCR i rifugiati legalmente presenti a Nairobi sono 15 mila, a questi si sommano migliaia di altri rifugiati illegalmente presenti, il numero sale a circa 100 mila persone che vivono in condizioni di grande degrado, insicurezza e precarietà. La condizione delle donne rifugiate è doppiamente precaria: oltre a vivere lo spaesamento di un contesto sociale, culturale, linguistico che non le appartiene, come donne sono drammaticamente esposte al rischio di subire violenze e discriminazioni. Per quanto riguarda la categoria della single mothers, esse si trovano ad essere stigmatizzate dalla comunità (nella maggior parte de casi perché sono prostitute, hanno avuto rapporti occasionali e non sono riuscite a costruire una famiglia o hanno perso il marito perché sieropositivo) e di conseguenza ad essere una popolazione marginale impossibilitata ad un equo accesso alla risorse economiche e sociali della comunità.

Sintesi del progetto

Il progetto intende promuovere l’autoderminazione dei gruppi femminili vulnerabili delle baraccopoli di Nairobi, il loro riconoscimento come attori economici e sociali all’interno delle famiglie e delle comunità, la parità tra i sessi e combattere la discriminazione che colpisce in particolare donne sieropositive, single mothers e donne rifugiate attraverso la costituzione e lo sviluppo di attività economiche nell'ambito della sartoria.

Strategia ed obiettivi (generali, specifici)

Obiettivo generale: Migliorare la qualità di vita e di salute delle donne kenyane in relazione ai MDGs 1,2,5,6, la convenzione internazionale sui diritti delle donne ONU 1993.

Obiettivo specifico: Favorire il riconoscimento delle donne come attori rilevanti all’interno della propria famiglia e nella comunità e promuovere la loro autonomia e parità, attraverso il sostegno di attività generatrici di reddito nelle baraccopoli di Kibera, Kajole e Ngong (Nairobi, Kenya).

Attività previste e risultati attesi

R.A. 1 : 3 gruppi di donne appartenenti a categorie vulnerabili (14 da Kayole, 14 da Kibera, 14 da Ngong) formate nell’ambito della sartoria e del marketing dei prodotti tessili.
R.A. 2 : 3 unita’ di produzione tessile nelle baraccopoli di Kibera, Kayole e Ngong (Nairobi) attivate, funzionanti e in reciproca collaborazione.
R.A.3: Gli households e le comunità riconoscono le donne coinvolte nel progetto come attori fondamentali nella gestione della famiglia e nei contesti economici di riferimento;
R.A. 4: La comunità regionale è cosciente della problematica della parità tra i sessi e la tutela dei gruppi vulnerabili in Africa e in Italia.
Attività previste:
1.1 Selezione dei beneficiari del progetto e valutazione delle competenze inziali;
1.2 Formazione professionale alla sartoria per 30 donne;
1.3 Formazione professionale al marketing/commercializzazione dei prodotti tessili per 12 donne;
2.1 Acquisto di 2 container e ricerca di una locazione per le unità produttive tessili;
2.2 Equipaggiamento 2 container ed 1 ufficio per l’attivazione delle 3 unita’ produttive tessili;
2.3 Organizzazione interna delle unita’ produttive tessili;
2.4 Stesura del piano produttivo e di vendita semestrale delle 3 unità produttive tessili e di un piano produttivo e di vendita condiviso;
2.5 Creazione di prodotti tessili simbolo del progetto e di esempi di produzione;
2.6 Avvio della produzione e della vendita;
3.1 Realizzazione di 3 Workshops di monitoraggio e di valutazione e 2 di awareness raising;
3.2 Produzione di materiale di sensibilizzazione da distribuire nelle comunità;
4.1 Organizzazione degli awareness raising workshop (workshop di sensibilizzazione) nella regione Friuli con la partecipazione di una rappresentante delle donne beneficiarie del progetto;
4.2 Comunicazione del progetto e produzione di materiale informativo;
4.3 Diffusione interna alla Coop Itaca e alla rete di partenariato.